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Due lupi morti in Basilicata e Toscana

Il primo è vittima del bracconaggio nel Parco della Murgia Materana, l'altro è stato investito lungo una strada provinciale del fiorentino

Una carcassa di lupo è stata ritrovata venerdì scorso da un naturalista all'interno del Parco della Murgia Materana. Immediatamente è stato allertato il Corpo forestale dello Stato, giunto sul posto con una pattuglia del Comando stazione di Matera. Con ogni probabilità l'animale è rimasto vittima di un episodio di bracconaggio: il corpo era ferito in più parti da colpi di fucile. La scoperta riguarda l'esemplare di un giovane maschio, come si è potuto dedurre dall'esame  delle caratteristiche fisiche e della dentatura in perfette condizioni. Il predatore era forse in cerca di nuovi territori di caccia, come solitamente avviene tra gennaio e marzo quando si avvicina la stagione riproduttiva per i giovani lupi nati l'anno precedente. La carcassa è stata sequestrata e consegnata al servizio veterinario di Matera per ulteriori accertamenti. Date le circostanze della morte, è stata anche inoltrata comunicazione della notizia di reato alla Procura della Repubblica di Matera, che ha avviato le indagini per individuare i responsabili dell'uccisione. Il ritrovamento del lupo nell'ambiente del Parco, così lontano dall'habitat naturale del mammifero, costituisce un fatto eccezionale. L'ultima segnalazione della sua presenza nel territorio di Matera, infatti, risale al lontano 1942.
Un altro giovane lupo è stato ritrovato senza vita, il giorno seguente a quello della scoperta di Matera, lungo la strada provinciale tra Contea e Londa, nel comune di Rufina in provincia di Firenze. Un cittadino, che aveva avvistato la carcassa, ha chiamato il numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato. Sul luogo è intervenuta una pattuglia del Comando stazione di San Benedetto in Alpe (Forlì-Cesena), impegnata nella sorveglianza del vicino Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ha trasportato la carcassa nel Centro faunistico di Montanino Camaldoli (Arezzo) per le analisi di rito. In questo caso, le cause della morte sono da ricondurre all'investimento dell'animale da parte di un automezzo. Ad un primo esame, l'esemplare è risultato essere un maschio di 5-6 anni, in apparente buono stato di salute prima di essere investito, con presenza di forti traumi agli arti. L'esame autoptico nei laboratori bolognesi di Ozzano dell'Emilia dell'Istituto nazionale di fauna selvatica dell'Ispra, rivelerà anche tutte le informazioni relative alla storia e alla provenienza dell'animale. I dati saranno messi a confronto e inseriti in un vasto archivio di genotipi elaborato in anni di monitoraggio della zona dal Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Corpo forestale del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dai ricercatori della provincia di Firenze. Il ritrovamento della carcassa rappresenta una prova tangibile della presenza del predatore sul nostro Appennino. Questo è il periodo dell'anno in cui sono più frequenti le naturali dispersioni di singoli esemplari che abbandonano i branchi d'origine alla ricerca di nuovi partner e territori.

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